17 OTTOBRE: L’eroica operazione

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La seguente sintesi dell’operazione del 17 ottobre 2001 è stata scritta dalle Brigate Abu Ali Mustafa. La pubblichiamo in occasione dell’anniversario di quell’operazione in omaggio ai valorosi combattenti ed eroi della nostra gente.

 

In seguito all’assassinio del compagno Segretario Generale Abu Ali Mustafa, il 29 agosto 2001, combattenti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina decisero di dover reagire in maniera efficace e coraggiosa. La risposta definita fu difficile e piena di pericoli, ma i combattenti erano fortemente motivati nei loro cuori e guidati dalla dedizione e dallo spirito di sacrificio per Abu Ali Mustafa e la rivoluzione palestinese.

Nel pomeriggio di lunedì, 15 ottobre, i compagni Hamdi Qur’an e Basel Al-Asmar giunsero all’hotel Hyatt Regency di Gerusalemme est, portando con loro una piccola borsa contenente due pistole con silenziatori.

Raggiunsero la reception, dove Basel Al-Asmar diede all’impiegata al banco una carta d’identità blu israeliana a nome di Samer Shehada, uno del gruppo che assisteva all’operazione. Dopo aver pagato ottennero le chiavi della loro stanza, situata al terzo piano. Una volta giunti, fecero un sopralluogo completo dell’hotel per controllare sistemi di sicurezza, porte di emergenza, ascensori e la composizione della clientela presente nella hall e in altre aree pubbliche. Si spostarono poi all’ottavo piano, dove sapevano soggiornare il famigerato estremista e razzista ministro Rehavam Ze’evi, nei pressi della camera 816, al fine di studiare la zona circostante e prepararsi all’operazione.

Martedì, 16 ottobre, lasciarono l’albergo in mattinata per poi rientrare nel pomeriggio, trasferirsi al quinto piano, a tre piani di distanza dalla camera di Ze’evi.

Fuori dal Regency, il gruppo assisteva all’operazione continuando a lavorare dal punto di vista logistico: noleggiarono due auto dalla società Vet Vonto, una Kia a nome di Mustafa al-Rimawi di Beit Rima, e una piccola auto che fungesse da soccorso e da guardia, un furgoncino Fiat. Il compagno Mohammad Rimawi nascose una mitragliatrice Scorpion all’interno della Kia. Più tardi, nel pomeriggio, si spostarono in auto per testare la loro via di fuga e considerare altre potenziali strade per ritirarsi e da utilizzare in caso di necessità. Il resto del gruppo approntò l’appartamento in cui i combattenti si sarebbero nascosti al termine dell’operazione, precisamente a casa di Saleh Elwy Al-Ezareia.

Altri compagni nascosero pistole, bombe, esplosivi e altre armi al fine di utilizzarle in caso di emergenza o di fallimento dell’operazione e altri problemi imprevisti. Erano pronti per un confronto aperto a Gerusalemme est, nel caso si fosse reso necessario.

Mercoledì mattina, 17 ottobre, i compagni Hamdi e Basel si svegliarono presto e ricontrollarono le armi prima di dirigersi verso la sala da pranzo dell’hotel: lì osservarono Ze’evi e la sua famiglia fare colazione. Hamdi e Basel si mossero all’ottavo piano per attendere il ritorno di Ze’evi alla sua stanza. Dopo le 7, Ze’evi lasciò la sala da pranzo e si diresse verso la camera per recuperare il proprio bagaglio. Hamdi lo chiamò con il suo soprannome, “Ghandi!”

Dalla bocca di questo grande combattente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ze’evi sentì la sua ultima parola.
Ze’evi voltò le spalle ad Hamdi, il quale lo colpì con tre colpi, tre proiettili ricolmi della rabbia e del dolore di tutto il popolo palestinese.

Per la prima volta un ministro sionista veniva ucciso dalle forze della rivoluzione palestinese, per mano del FPLP. Dopo essersi accertati della morte di Ze’evi, Hamdi e Basel presero l’ascensore, giunsero al piano terra e rapidamente lasciarono l’albergo a bordo della Fiat. Per coincidenza, nell’ascensore, avevano incontrato Ozi Dayan, lo stesso che successivamente ricoprì una posizione di alta responsabilità nei ranghi della sicurezza israeliana; riuscirono a ingannarlo abilmente evitando qualsiasi sospetto. Mohammed al-Rimawi e Saleh Qur’an usarono l’altra auto, la Kia, ma purtroppo questa si ruppe nel parcheggio dell’hotel. Lasciarono l’auto lì, con l’arma all’interno, e presero un taxi dirigendosi verso l’appartamento che avevano preparato come nascondiglio. Basel e Hamdi anche rientrarono al sicuro della loro casa per poter consegnare le loro dichiarazioni sulla riuscita dell’operazione che vendicava l’assassinio di Abu Ali Mustafa.

I compagni Mohammed e Saleh furono arrestati dopo un inseguimento dell’intelligence sionista; il resto dei compagni coinvolti nell’operazione si nascosero e protessero dalle forze sioniste, che in quel momento stavano attaccando tutte le città, cittadine e villaggi nella West Bank. I compagni coinvolti nell’operazione hanno continuato a nascondersi con successo dall’intelligence sionista ma furono sequestrati, nel febbraio 2002, dalle “Forze di sicurezza” dell’Autorità Palestinese, all’epoca sotto il comando di Tawfiq Tirawi a Nablus e Ramallah: Ahed Abu Ghoulmeh, membro del comitato centrale che i sionisti hanno definito il leader dei combattenti FPLP in Cisgiordania; Majdi Rimawi, pianificatore dell’operazione e Hamdi Qur’an e Basel al-Asmar, esecutori dell’operazione.

Questi quattro uomini sono stati arrestati dalla AP, assieme al Segretario generale del FPLP, Ahmad Sa’adat, nella Muqata’, dove sono stati condannati da un tribunale militare istituito frettolosamente sotto indicazione israeliana, un’azione illegale per la stessa legge palestinese. Il compagno Hamdi è stato condannato a 18 anni, Basel a 12 anni, Majdi a 8 anni e Ahed a 1 anno di carcere nelle prigioni della Autorità Palestinese. Nell’ambito di un accordo con Israele, Stati Uniti e Gran Bretagna, i compagni sono stati inviati al carcere di Jericho, assieme al compagno e leader Sa’adat (che non era ancora stato né processato né condannato). Qui venivano detenuti dall’Autorità Palestinese sotto il controllo britannico e degli USA, fino al 14 marzo 2006, quando ci fu l’assedio militare sionista alla prigione di Gerico.

I compagni quindi vennero processati ancora una volta nei tribunali militari illegittimi dell’occupante; Hamdi fu condannato a due ergastoli più 100 anni; Basel all’ergastolo più 20 anni; Majdi a un ergastolo più 80 anni; e Ahed a cinque anni oltre all’ergastolo. Loro resistono a schiena dritta accanto ai loro compagni prigionieri palestinesi come combattenti coraggiosi e fieri, eroi del FPLP e dell’intero popolo palestinese, e i cui atti di coraggio e di eroismo ispirano tutti noi a continuare nella lotta e a combattere seguendo il sentiero della liberazione.

 

Fonte: PFLP

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