Lettera aperta ai compagni di Palestina Rossa – Spunti di riflessione sulla solidarietà ed i suoi effetti

Cari compagni.

L’idea di tradurre il periodico Al-Hadaf in lingua italiana è nata dal fatto che, nella nostra visione, sarebbe importante dare un carattere internazionalista all’appoggio alla lotta palestinese in Italia.

Noi crediamo che in Italia vi sia un grande problema, quello di confondere il concetto liberale di solidarietà con il concetto di solidarietà internazionalista.

Negli ultimi vent’anni la sinistra palestinese ha visto uno dei suoi peggiori periodi; con l’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese come forza capace di mantenere “l’ordine pubblico” nei territori da una parte e la caduta del Blocco Orientale dall’altra, le forze di sinistra palestinesi hanno dovuto fronteggiare l’assenza di appoggio politico e la repressione sia da parte del governo israeliano sia da parte dell’ANP.

Il sostegno popolare di cui godevano le forze di sinistra palestinesi fu in fretta sostituito da un’amara delusione da parte delle masse a causa della situazione in cui viveva una sinistra che non poteva coprire le loro esigenze; fu appunto questa lacuna che venne sfruttata dall’Islam politico per acquisire un sostegno dal basso nella società palestinese.

L’idea di sfruttare questa occasione venne anche a chi era interessato a sedare la fomentazione e la rabbia delle masse; stiamo parlando delle Organizzazioni Non Governative e di alcune associazioni umanitarie.
Le loro prime apparizioni in Palestina ci furono appunto dopo l’istituzione dell’ANP; fu così che iniziarono a lavorare con i settori più trascurati della società palestinese.

Non vi erano requisiti per godere del loro sostegno all’epoca, quindi vi accorsero in molti, sopratutto coloro che vivevano in una situazione di disagio economico.

Man mano, essendo questi progetti finanziati dai governi occidentali, furono inseriti dei requisiti minimi per chi dovesse usufruire di tali aiuti; per sedare la rabbia popolare e il sentimento di lotta furono applicate regole che facessero in modo di escludere chiunque militasse in qualche partito o movimento, specialmente quelli di sinistra.

Tutto questo ha avuto ripercussioni incredibili sul tessuto sociale palestinese; vent’anni dopo la nascita di questo fenomeno possiamo constatare che vi è stato un enorme allontanamento dei giovani palestinesi dal mondo delle organizzazioni politiche e, progressivamente, è stato infatti sostituito il concetto di militanza politica con quello di attivismo per i diritti umani.

Quello che stanno portando avanti le varie ONG non è altro che un tentativo di neutralizzazione di qualunque contenuto politico della causa palestinese, inculcando nelle menti dei nostri giovani palestinesi concetti come la speranza di “pace” con Israele, e nelle menti di chi ci sostiene il concetto insidioso che vorrebbe la causa palestinese bisognosa di sostegno umanitario.

Noi ci opponiamo a tutto questo, rifiutiamo la privazione della causa palestinese dei suoi contenuti politici e rifiutiamo che venga trasformata in una mera causa umanitaria da risolvere attraverso il sostegno economico.

Noi siamo contro la solidarietà, noi siamo per l’internazionalismo; la nostra non è una causa umanitaria o solamente una lotta di liberazione nazionale; la nostra lotta per la liberazione è affiancata da una lotta di classe.
Si sta provando ad inculcare anche il concetto di pace liberale nelle menti della gioventù palestinese, una pace che non è altro che assenza di scontro o di conflitto diretto, e questa visione viene fatta passare per giusta.

Noi crediamo invece che il concetto di pace rappresenti un male assoluto per la nostra causa in quanto concetto liberale di pace privo di qualunque giustizia.

Come possiamo definire il termine pace?
La “pace”, come concetto astratto, può essere definito come assenza di conflitto e tensioni. Quindi la situazione di un’ipotetica società capitalista priva di qualunque tentativo di lotta di classe, priva di tensioni tra la classe sfruttata e quella dominante può essere definita una situazione di pace?
In caso positivo allora la pace non sarebbe necessariamente legata al concetto di uguaglianza e non potrebbe assolutamente essere un concetto minimamente legato al marxismo.

Per questo motivo ci opponiamo all’ “attivismo”, alla “pace”, alla “solidarietà”; non sono nostri concetti! Quelli nostri sono la lotta di classe, la resistenza, l’internazionalismo, la giustizia sociale.

Il problema che tentiamo di contrastare in questo momento, oltre alle ONG, sono i movimenti di solidarietà con la Palestina di cui molti lavorano con Organizzazioni Non Governative o che forniscono un appoggio del tutto umanitario.

Crediamo che coloro che vi lavorano siano spinti da sentimenti sinceri e che abbiano realmente a cuore gli interessi del popolo palestinese, ma che purtroppo siano caduti nel terribile vortice della solidarietà, molti di loro anche marxisti convinti.

Noi vogliamo essere diretti con voi; apprezziamo i vostri sforzi e la vostra sincera volontà di sostenere la lotta del popolo palestinese, ma non condividiamo le vostre dinamiche, partendo dalla scelta di collaborare con il Centro Israelo-Palestinese di Informazione Alternativa (AIC), nido dell’umanitarismo allo stato puro, passando per l’appoggiare progetti umanitari privi di contenuti politici che operano con le Cooperazioni allo Sviluppo e tramite le istituzioni occidentali, ed infine il dar voce a chi sostiene una strategia di appoggio all’opposizione siriana i cui risultati sarebbero catastrofici ed a favore dell’imperialismo.

Per questo motivo vi chiediamo di togliere riferimenti o collegamenti a noi del Comitato del Martire Ghassan Kanafani o a qualunque nostro lavoro, a meno che non decidiate di assumere un carattere più rigido ed in linea con il vostro pensiero che sappiamo determinato a far riconoscere al popolo palestinese i suoi legittimi diritti.

Vi preghiamo di non prendere tutto questo come un attacco al vostro lavoro, perché non lo è; vogliamo solo che tutto questo sia una sana critica che possa effettivamente portare ad una presa di coscienza che non dubitiamo adotterete.

Sperando di riuscire a unire le nostre forze un giorno, vi mandiamo un saluto a pugno chiuso.

 

I vostri compagni del Comitato del Martire Ghassan Kanafani

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